domenica 4 ottobre 2020

Il Faggio Viandante



Questo faggio, proprio questo faggio, non è sempre stato qua. Da giovane, ascoltando due scoiattoli che passeggiavano sui suoi rami raccontare le avventure  che avevano avuto fuori dal bosco, complice una certa irrequietezza- quella tipica smania giovanile che non risparmia nemmeno gli alberi-decise di sdradicarsi e iniziò ad esplorare il mondo.

Inclinandosi ora a sinistra ora a destra ora dietro ora avanti, riuscì a sfilare a poco a poco le radici dalla terra , e, come tentacoli di un polpo iniziò ad usarle per muoversi.
"Che meraviglia! " pensò.
Gli alberi più anziani lo ammonirono: "Giovane faggio dove vai? Bada che fuori, ciò che ci circonda è un mondo folle e difficile, non puoi affrontarlo da solo! " 

Non li ascoltó, l'aria fresca sulle radici gli dave una sensazione di euforia, mai provata prima.
Pensò: "Forse questo vuol dire essere liberi".
E prese un sentiero che portava fuori dal Bosco.
.....
Cammina cammina si trovò su un grande prato verde, al centro c'era un albero, solo soletto, non tanto alto con il tronco tutto ritorto.
Non sapeva che tipo di albero fosse, lui conosceva solo i suoi compagni di bosco: i suoi fratelli faggi, qualche acero campestre, un agrifoglio  e castagni e cerri che vivevano intorno a lui.
Così gli chiese :"Sei strano, piccolo albero..come ti chiami?" Alchè il piccolo ma vetusto  albero  gli rispose:
"Mi chiamo Olivo, caro mio! e tu dove vai, giovane albero?" "Non so" rispose" Ma la curiosità mi ha spinto a lasciare il bosco. Vorrei conoscere il mondo, forse tu puoi aiutarmi."

Il vecchio Olivo che ne aveva viste di cotte e di crude, si intenerì e inizio a raccontare: "Sai, giovane faggio, su questo tranquillo prato ne ho viste di cose..Non serve andar lontano. Ci vuole pazienza, dedizione e spirito di osservazione.

A parte che per l' ombra gentile che procuro, nessuno fa caso a me. Così ho visto volpi guardinghe andare a caccia di lepri e topolini, ma anche succhiare lombrichi da terra e gustare more succose.
Ho osservato mamme cinghiale  con i loro piccoli attraversare il prato per recarsi al melo selvatico là, in fondo, e sgranocchiare felici le melette cadute. Una volta una Poiana che girava in tondo sopra di me, improvvisamente scese giù in picchiata per agguantare un serpentello che passava tranquillo sull'erba ormai ingiallita, ignaro che qualcuno lo stesse osservando dall'alto.
Lo porto via, nel cielo azzurro di una mattina di settembre.
Quale fantastica occasione ebbe quel serpente per vedere la Terra dall'alto, tra le nuvole, prima di trasformarsi in nutrimento!

Spesso dei cavalli bradi galoppano gioiosi sul prato, mentre mandrie di bovini brucano senza fretta l'erba verde di primavera.
A volte delle donne solitarie, armate di coltellino, estirpano dal prato un'erba amara chiamata... cicoria.
Per fortuna qualche piantina gli sfugge, così, in luglio posso ammirare la bella fioritura.
Il fior di cicoria, di un viola delicato, nella sua semplicità, credo che sia uno dei più bei fiori che nascano su questo prato. Amo anche i rossi papaveri che crescevano  tempo fa tra le spighe quando il prato veniva seminato a grano. All'alba, in estate, è tutto un cinquettio di uccelli; in inverno la neve che cade nei giorni più freddi- per rimanere solo pochi giorni-attutisce ogni suono e fa risplendere ogni cosa, quando il sole esce dalle nuvole e la rischiara.

Sul mio tronco tanta gente si è appoggiata sedendosi per leggere un libro o semplicemente per contemplare il panorama.
E innamorati si sono amati sotto le mie fronde, quando l'erba alta nascondeva le carezze e i baci rubati e potevo ascoltare, indisceto, le loro promesse di eterno amore.
Posso ancora capire il vero amore dall'amore fugace, dal brivido che esce dal cuore..cuore che ascolto con piacere quando qualcuno mi abbraccia festoso e pieno di gratitudine e mi ringrazia per il solo fatto di Essere, essere qui, in questo Eterno Presente.

Mio caro e giovane faggio, tutto questo, e tanto altro ancora, con pazienza e tranquillità potrai viverlo nel bosco, il posto più incantevole che esista al mondo.
Sei così fortunato di essere nato in una foresta!
Il mio consiglio è tornare da dove sei venuto e lasciare agli alberi nati in città e paesi il gravoso compito di salvare l'Umanità in prima linea...
Sì, perché tu non lo sai , ma l'uomo è un animale folle, che a volte non rispetta la Natura di cui è parte integrante, quindi è capace di distruggere anche se stesso. 

Con la nostra saggezza dobbiamo ricongiungere l'Essere Umano alla Terra, questo è  uno dei nostri tanti compiti, e l'unione fa la forza , mio giovane amico.
Nella Faggeta tu potrai esprimere a pieno il tuo potenziale e la Gioia ti pervaderà completamente"

Il Giovane Faggio aveva ascoltato attentamente e ora aveva lacrime che scendevano lungo il tronco:"Grazie, Grazie, vecchio e saggio Olivo! Ora vedo tutto chiaramente. Con le tue parole ho viaggiato abbastanza.
Non serve andare oltre.
Posso tornare nel bosco con anima lieta e senza rimpianti.
Un giorno avrò anch'io tanto da raccontare.
Ti saluto e ti auguro buona fortuna!"

"Buona fortuna a te, bel Faggio!
e salutami gli amici del bosco" rispose l'Olivo, un poco emozionato.

"Riferirò!" Gli gridò il faggio mentre si allontanava. 

Rientrò nella foresta per lo stesso sentiero che aveva percorso uscendo e gli altri alberi gli fecero una grande festa, scuotendo i rami in segno di saluto: "È tornato, è tornato!"Si passavano voce l'un con l'altro.

Arrivò dinanzi alla grande buca che aveva lasciato, lentamente infilò le radici nella soffice terra che profumava di muschio e foglie secche, l'humus nutriente e pullulante di microorganismi e Vita.


Tutti i suoi amici intorno si rallegrarono.

Gli anni passarono e lui crebbe forte e rigoglioso.

Sotto i suoi rami tanti piccoli e grandi avvenimenti  si susseguirono ogni giorno.
Ora eccolo, ci sta ascoltando fiero e allegro.
E ci sussurra, sentite?Ascoltiamo quello che ci dice.. "Ecco, Il sentiero della Vita è arduo e gioioso nello stesso tempo; Tutto si trasforma sotto l'impulso dell'eterno ciclo vita- morte- vita.
Perciò siate rispettosi con la Terra e responsabili delle vostre azioni.
Rispettate Voi stessi, gli altri Esseri e tutto ciò che vi circonda.
Osservate e comprendete il Mondo con Consapevolezza, Concentrazione e Saggezza.
Vivete secondo Natura.
Come faccio io ,come facciamo noi tutti ,qui nel bosco.

Solo così possiamo Essere.

Essere  Liberi e Felici,
Qui e Ora."


      Faggeta di Oriolo Romano 2018
 
















domenica 17 maggio 2020

Si trasforma in ogni istante



Ho aperto questo blog un anno e mezzo fa in un periodo di personale mutamento, complice l'esaurirsi di un progetto escursionistico che con un gruppo di Amici avevamo messo in piedi dal 2011 e la conseguente voglia di aprirmi a nuove Avventure.

In questi mesi ho scritto poco, assorbita dalle nuove esperienze e anche da una situazione famigliare critica, comunque decisa a percorrere un sentiero indicatomi da Compagni di Viaggio di cui ho una profonda stima e fiducia.

Camminare nella Bellezza è un blog nato per raccontare le esperienze di una appassionata del cammino, di una Guida Escursionistica che ama accompagnare le Persone in Natura.


Ma qualcosa è cambiato poco dopo la sua creazione; ho aderito a un progetto escursionistico che non si ferma al solo accompagnamento sui bei sentieri tangibili dei nostri territori ma si occupa anche di accompagnare le Persone su un percorso di Nutrizione e Integrazione Intelligente ed Equilibrata.

Un progetto che ha a cuore la Cura per gli Altri e che in realtà era in embrione prima che aprissi il blog; l'ideatore- che è anche Caro Amico- me ne parlava da tempo. Infine a dicembre 2018, con l'apertura di un Centro- una sede ufficiale per le attività stanziali- il progetto è decollato.


All'inizio non sapevo dove mi avrebbe esattamente portato, come tutti i viaggi inaspettati, ma con entusiasmo sono partita; la Compagnia era ottima, il progetto stimolante.


E ha preso forma, un "passo avanti" dopo l'altro, in questi mesi, sviluppandosi e crescendo.

E anch'io sono cresciuta.

Ora sono una Guida Escursionista e una Personal Coach del Benessere, e se la formazione della Guida è costante lo è anche quella della Coach; una crescita personale continua, allettante e piena di opportunità.

La mia Vita è migliorata su tanti aspetti, anche in virtù della nostra filosofia di Vita Sana e attiva e per essere entrata a far parte di Team straordinari.


Questa evoluzione fa si che io debba modificare in parte il blog e la pagina Facebook collegata,
una mutazione che espliciti questo nuovo ruolo professionale.

Due attività che si fondono con la Missione di aiutare le persone a stare meglio, accompagnarli a coltivare e curare il loro proprio Benessere a 360°.

Abbiamo passione, abilità, strumenti per farlo, noi Guide e Coach.
Ci affidiamo e siamo portavoce di uno staff di Scienziati di fama mondiale.
E Abbiamo il dovere e la gioia di far conoscere l'opportunità a più Persone possibile.

Quindi un restyling del Blog è necessario arricchendo i contenuti, come è necessaria la modifica del nome della pagina Facebook, ampliandolo e rendendolo apertamente legato a me e all'attività intrapresa.

Ecco, dunque: "Camminare nella Bellezza, con Laura Mortet- Guida e Coach per il Benessere".

La scelta di un nome deriva generalmente da una storia ed è sempre significativa, come il nome del progetto a cui partecipo -"Passi Avanti Guide &Coach" - che oltre a racchiudere la storia del suo creatore, evoca le Azioni che dobbiamo mettere in pratica, individualmente come Coach e complessivamente come Team, per migliorare la Vita delle Persone che seguiamo;
Accompagnare, Aiutare, Avanzare.


Un processo di coaching che supporta e facilita i nostri Cochee a traformare lo stato in atto nello stato desiderato.

Tutti possiamo raggiungere obiettivi che ci fanno stare meglio.

L'importante è scegliere di farlo, essere diligenti e determinati a seguire il percorso, affidarsi con fiducia al proprio Coach.

Possiamo.

Si trasforma in ogni istante. 

giovedì 9 aprile 2020

Come era dolce quella fragola!


Questo è il discorso che feci il 19 ottobre scorso a chiusura della cerimonia di tumulazione delle ceneri di mio Padre. Avrei voluto postarlo allora, ma presa da un periodo fecondo di cambiamento e trasformazione ho lasciato da parte il blog. Anche la dipartita di mio Padre ha contribuito a tirar dritto sulla strada intrapresa; in Vita Lui mi aveva sostenuto e anche dopo lo ha fatto, e materialmente. Lo posto ora per ringraziarlo e per ripartire con il blog- e la pagina Facebook collegata- che servirà per condividere l'evolversi della mia attività, come Guida e come Coach.
Ringrazio Tutti quelli che leggeranno, per l'attenzione.
 "Virgilio ci ha lasciato come ha vissuto; con leggerezza, accompagnato a quel senso d'ironia che esorcizzava ogni cosa, anche dolorosa.
Era una persona speciale, ma non era facile per noi stretti famigliari vivergli accanto: Narcisista come tanti Artisti, istrionico a suo modo, preso dal Suo amato lavoro, tendeva a incentrare tutto e tutti nel suo mondo, e percepiva poco le reali esigenze altrui, distratto dalla Sua Arte.
Non molto tempo fa chiese a una Cara Amica- Gabriella , donna forte e Saggia- come avesse fatto il padre.
Lei gli rispose: "Come Virgilio".
La risposta lo illuminò e lo rasserenò.
Beh, come Candide di Voltaire, nel miglior modo possibile, nel miglior Mondo possibile.
Sì, perché il Babbo era un iperottimista, con una filosofia di vita allegra e propositiva; ci siamo fatti tante risate insieme, contrapposte a tante discussioni, spesso per futili motivi, tanto per scaricare la tanta energia che aveva.
E Mamma ne sapeva qualcosa.
Amava il suo lavoro sopra ogni altra cosa, e quell' energia debordante gli era necessaria per creare; ci lascia la tanta Bellezza nelle Sue tante opere e la Felicità che trasmetteva nel crearle.
Il giorno dell'ultimo malore mentre aspettevamo l'ambulanza, Lui seduto, io in piedi, ci siamo guardati negli occhi, come per dire " Ci siamo, è arrivato il momento", una smorfia, e poi ci siamo messi a ridere.
Sì, perché la Vita è bella in ogni Suo Istante, ed è necessario accettare il naturale ciclo Vita Morte Vita, con Gioia e Gratitudine.
Gli ho fatto una carezza e gli ho sussurrato: "Bello.." come a un figliuolo, a ruoli ormai invertiti, dopo settimane di accudimento da parte nostra, impossibilitato, Lui, a fare tante cose da solo.
Amava una storiella buddista- da ragazzina me la leggeva spesso- che racchiude la Sua Visione di Vita di cogliere le cose belle, nell'istante presente, che la Vita Ci offre.

"In un Sutra, Buddha raccontò una parabola:
Un uomo che camminava per un campo s’imbatté in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto ad un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo.
La tigre lo fiutava dall’alto.
Tremando l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo.
Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite.
L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola.
Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altro spiccò la fragola.
Com’era dolce!"

Ha colto quella fragola e si è preso il tempo di un'estate per accomiatarsi da tutti e immergersi nel Tutto che ci circonda, con lievità e con un sorriso; quello che aveva fissato serenamente sul volto nel momento che ha concluso questa Esistenza.
Buon Viaggio Babbo, a presto e che la terra ti sia lieve
Laura
19/10/19

sabato 2 febbraio 2019

Il nido vuoto del Parco Marturanum


Ogni volta che torno a camminare sui solitari pascoli del Parco Marturanum è come tornare in un grembo materno; è il posto dove i miei passi sono andati avanti e si sono trasformati; è dove ho ritrovato un sentiero perduto; è lì che mi sono avventurata in una seconda nascita.
Così in una giornata grigia di dicembre, percorriamo i sentieri noti, cartina in mano per esercitarsi; nel fare questo scopriamo anche nuove cose che non avevamo focalizzato nelle tante volte antecedenti.
Il piacere di concentrarsi sul dettaglio, quando l'insieme è così conosciuto- tanto che fa parte di te- è profondo.
A inizio inverno è tutto così apparentemente spoglio, una nudità necessaria, per la Natura; una pausa prima di agghindarsi a primavera.
Una bellezza più sobria, quella invernale, ma non meno affascinante; il paesaggio è inciso dai contorti rami spogli dei piccoli alberi selvatici; dominano prugnoli, perastri, marruchi.
Su un albero di questi c'è una casettina di legno- un nido- ci spiega il Guardaparco incontrato mentre fa il suo giro di perlustrazione, messo lì da loro per dare alloggio alla ghiandaia marina, una delle tante specie di uccelli che frequentano il parco.

In realtà, per ora, le ghiandiaie non lo hanno mai usato, preferendo forse nidificare nelle cavità di una parete rocciosa o nei buchi di qualche casa abbandonata nei dintorni; oppure nel buco di una cabina che contiene i trasformatori su un palo dell'energia elettrica, e, di fatto, hanno lasciato il nido, costruito per loro, vuoto.
Il parco di Marturanum ha
l'habitat ideale per la nidificazione di questo colorato uccello: radure aperte con arbusti e alberelli sparsi; suoli ricchi di insetti di cui è ghiotta (cavallette, scarafaggi, ma si ciba anche di piccoli rettili, roditori, lucertole); piccoli boschetti cedui, sui cui arriva, a volte, la brezza che in estate spira dal non lontano mare, quando la Coracias garrula- questo è il suo nome scientifico - nidifica. Nelle stagioni fredde preferisce svernare in Africa; ama il caldo e arriva da noi a inizio primavera e già a metà estate torna in Africa; questa trasmigrazione è il momento buono per scorgere in cielo stormi anche di una decina d'individui.
La bellezza del suo piumaggio coi suoi colori particolari - blu ultramarino, verdi pastello, marrone, nero- rendono questo uccello dal corpo massiccio, il capo grosso e il becco robusto e nero, inconfondilbile e incredibilmente bello.

Quando torneremo a camminare nel parco nella bella stagione, chissà, magari osserveremo gli spettacolari voli nuziali di questi straordinari uccelli in una limpida giornata di fine aprile. Da lontano e senza disturbare, però, è una specie timida e riservata.
Salutiamo il Guardaparco e continuiamo il nostro giro su questi pascoli un po' brulli tipici di queste zone- questa parte del parco fa parte del limite esterno dei Monti della Tolfa -terre mai arate ma ricche di specie spontanee prative, perfette per animali robusti come le vacche e i cavalli maremmani che brucano il florilegio di erbe che crescono tra la costellazione di sassi piccoli e grandi. Sempre con la concentrazione al dettaglio che oggi esercitiamo, notiamo su una delle pietre incassate nel terreno- abbastanza piatta, alta una ventina di centimetri e larga forse il doppio- del muschio che vegeta sulla parte esposta a sud della grigia pietra.

Si pensa che il muschio ami solo i luoghi ombrosi e umidi, ma in realtà non disdegna anche un'adeguata esposizione solare.
Da noi cresce spesso in zone boschive o lungo corsi d'acqua; in una radura aperta, sembra, in apparenza, fuori posto, ma evidentemente la forma di questa pietra consente un ristagno d'acqua, e crescendo così raso al suolo può godere anche della rugiada mattutina; quello che basta per sopravvivere in un prato maremmano a una delle tante specie di Bryophyta- che sono piante prive di sistema vascolare e assorbono l'acqua per capillarità attraverso tutta la loro superficie.
Per questo non crescono in altezza e tendono ad allargarsi.
Piante antiche e robuste, alcune riescono a soppravvivere a periodi di siccità o congelamento; colonizzano anche praterie e steppe e possono attendere la bella stagione sotto una coltre di neve o crescere su una duna sabbiosa.
È chiaro che prosperano dove c'è umidità; nelle zone temperate del nostro emisfero si dice che quando il muschio cresce aggrappandosi su una corteccia di un albero- quello che fanno le specie epifide- sia utile per orientarsi; sulla parte esposta a nord, quella non esposta al sole diretto è più facile che si mantenga quella umidità che gli serve per vegetare.

Ma è un'indicazione un poco aleatoria in quanto le variabili possono essere tante; l'inclinazione del tronco, il tipo di corteccia, per esempio; e in un bosco dove ombra e umidità sono diffusi i muschi crescono sui tronchi indifferentemente in ogni posizione.
Così dopo aver ragionato intorno al verde muschio abbarbicato sulla grigia pietra, ci avviamo di nuovo lungo queste colline solitarie; ora si scende e si guada un fosso, ora si sale su un colle dove il panorama si apre; un appagante sali e scendi su queste antiche terre etrusche.
Ci accompagnano sempre le ossature di alberi e arbusti; qui a inizio primavera sarà una esplosione di profumi e colori, e tornando sui nostri passi, a fine maggio, forse troveremo il nido in legno finalmente occupato da una coppia di ghiandaie.
Questo sarà il segnale che lo spettacolare volo a spirale per mostrare le ali azzurro brillante, che le picchiate e le planate accompagnate da grida aspre e i rapidi zig-zag del volo nuziale avranno raggiunto il loro scopo e una nuova generazione di ghiandaie, quando sarà pronta, volerà felicemente
verso le calde terre d'Africa.



Grazie a Riccardo e ai suoi allievi del Corso Base Escursionismo- e a Danilo- per aver condiviso i loro passi con i miei.

Bibliografia:

Lars Svensson
Guida degli Uccelli
d'Europa, Africa e Vicino Oriente
Ricca Editore 2012

Gerald Durrell - Lee Durrell
Guida del Naturalista
Edizione CdE 1983

Autori Vari
Guida ai servizi delle aree naturali protette del Lazio
Parco Regionale Marturanum
Ed. Regione Lazio 2005

mercoledì 19 dicembre 2018

Camminare nella Bellezza; perché?



"Camminare nella Bellezza.
Avere uno scopo, lottare per realizzarlo. Lottare per vivere in Armonia, coltivando Lealtà e Fede. Tutti questi sono gli ingredienti capaci di dare senso a una Vita"

Bear Heart
"Il Vento è mia Madre"


*Ecco, perché ...

martedì 4 dicembre 2018

Le virtù della rugiada di mare dell'Argentario

Un unico blu tra cielo e mare, limpido e illuminato, ci riempie gli occhi, in una giornata di fine novembre, mentre zaino in spalla percorriamo i sentieri del promotorio dell'Argentario.
Il maestrale soffia scuotendo le piante della macchia mediterranea e scompiglia i capelli, ma a secondo di come gira il sentiero troviamo angoli riparati e quieti, dove le eriche e i rosmarini sono ancora in fiore.

 L'azzurro dei fiori del Rosmarino, più delicato del blu intenso che oggi ci avvolge, richiama in ogni caso il mare, e anche il suo nome latino -Rosmarinus- lega questo profumato arbusto alle acque salate; potrebbe derivare da ros, rugiada, e maris, mare, "rugiada del mare". Oppure rosa e maris, "rosa del mare"; mentre alcuni studiosi avanzano l'ipotesi che derivi da rhus, arbusto, e maris, quindi "arbusto di mare".
A un nome così evocativo si associano miti e storie; sin dall'antichità era considerata la pianta della memoria e della sapienza; simbolo della dea Minerva (dea del sapere), in grecia gli studenti lo portavano al collo per migliorare memoria e concentrazione durante gli esami, e le nove figlie di Mnemosine(la memoria) venivano ritratte con un rametto di rosmarino in mano.
 Perfino Shakespare, in Amleto, fa dire ad Ofelia- ormai impazzita- mentre porge un rametto della pianta al fratello Laerte così che si ricordi di lei:
 "Ecco del rosmarino, questo per la rimembranza; vi prego, amore, ricordate; ed ecco delle viole, queste per i pensieri ".
A questa pianta officinale si associavano anche virtù benefiche legate a un simbolismo di rinascità e immortalità e si credeva che i fiori a contatto con la pelle all'altezza del cuore elargissero felicità; il dono della pianta tra innamorati evocava un cuore felice nel vedere l'amato.
 In sicilia è la pianta delle fate che si nascondono tra i suoi rami nelle sembianze di serpentelli; il rosmarino qui diventa filo d'unione tra le raccoglitrici di erbe curative -le "Sagae" , le donne sapienti, strettamente legate l'habitat naturale della pianta, la macchia mediterranea che fa da cintura verde al nostro mare - con la Grande Madre - presente nelle culture arcaiche- che trasforma con il suo possente utero, l'umano in animale, il serpente in pianta; un ciclico e continuo riemergere dell'energia vitale da una forma ad un altra.
 Il Rosmarinus officinalis, dunque, non è solo una pianta per insaporire e profumare le nostre pietanze, ma è un arbusto prezioso, dalle virtù magiche che si perdono nel mito.
 Oltre a ciò, più prosaicamente, è anche antisettico e balsamico, e secondo la moderna medicina erboristica è usato sotto forma di tisana per i problemi digestivi, raffreddori, mal di testa, dolori reumatici, artrite, dolori muscolari, spossamento, depressione.
 E si usa anche in unguenti e oli per i reumatismi e favorire la circolazione, in aromaterapia, e per bagni corroboranti.
 Non per ultimo, è pianta preziosa pure per le api che bottinano i suoi fiori per produrre un miele delicato e raro.
A noi basta passare il palmo della mano sulle sue piccole foglie coriacee e aghiformi mentre camminiamo; ci inebriamo così del buon odore, molto più intenso in queste varietà selvatiche rispetto alle piante coltivate nei giardini.

 Il nostro su e giù sui colli volge ormai al termine; il vento si è acquietato e il cielo ha preso i colori variegati tendenti al rosso che anticipano la sera.
Da uno dei colli ci fermiamo ad ammirare il sole che tramonta e "sfiora" l'isola del Giglio; in fondo, sfumata, in lontananza, la sagoma dell'Elba e tutto intorno il mare profondo...è tempo di andare, di chiudere i bastoncini, riporre lo zaino e di sederci ai tavoli di una pasticceria di Orbetello davanti ad una tazza di tè.
E Anche oggi, soddisfatti e appagati, abbiamo camminato nella Bellezza.
 
 Grazie a Mauro, Anna e Danilo per aver incrociato i loro passi con i miei.

Bibliografia:
Florario -
A Cattabiani

National Geografic -Medicina Naturale- I segreti delle piante medicinali-
 S.Foster e R.L. Johnson

Reader's Digest- Segreti e virtù delle piante medicinali-
autori vari

 Il linguaggio della Dea-
Marija Gimbutas


martedì 20 novembre 2018

La Storia del Limone Errante e della Compagnia della Crostata


Un giorno, un limone che viveva su un albero di Castel Giuliano- un piccolo borgo vicino al lago di Bracciano- stanco della vita pacifica e tranquilla del piccolo paese- che si animava solo per la festa delle Rose, che si svolgeva nel bel giardino /roseto di Palazzo Patrizi- decise di rotolar giù dall'albero e iniziare ad esplorare il mondo. Poco prima di uscire dal paese incontrò due uova scappate da un pollaio vicino, anche loro intenzionate a scoprire che cosa c'era oltre le colline.
Decisero di avventurarsi insieme e iniziarono a rotolare verso nord-ovest. Attraversarono un bosco e un ruscello, fino ad arrivare ad una suggestiva conca circondata, in parte, da un inusuale bosco di Betulle; era la Caldara di Manziana, una palude di acqua solfurea che sgorgava da un gayser ricordo dell'antico Vulcano Sabatino.
Il luogo era incantevole, ma la Compagnia era curiosa di sapere cosa c'era più in là e continuò lungo la strada che li portò a un grande bosco, dove placide vacche coi tori pascolavano tranquilli. Qualcuno gli disse che era la Macchia grande di Manziana. 
Spinti dalla voglia di cercare altri compagni di viaggio attraversarono il bosco e si diressero verso un monte, un monte sacro seppero poi, dedicato anticamente al culto della Bona Dea e ora sede di un Sacro Deserto, un eremo per mistici e contemplativi.
Il trio affrontò la salita- per loro non era facile, visto che rotolavano- e salirono sulle pendici di Monte Sassano dove si godeva una bella vista; il lago di Bracciano, i Monti della Tolfa, ma anche il mare; e a nord, Monte Fogliano.
Notarono della case più in basso e scesero: erano arrivati a Canale Monterano. 
Attratti dall'odore del pane appena cotto, si avviarono verso il forno, ma un  mucchietto di farina integrale li fermò prima: "Dove andate? Io devo allontanarmi da qui! Non posso diventar pane, ho altre ambizioni. Se non vi dispiace, verrò con voi". "Si" rispose il limone, ormai leader della Compagnia, "Vieni con noi, vedrai che combineremo qualcosa di buono". La farina li informò che poco lontano si ergeva ancora l'antica Monterano. Decisero di andare a vedere. Trovarono dei suggestivi ruderi avvolti da una rigogliosa Natura. Una magnifica chiesa, diroccata, svettava tra le rovine. Un luogo incantato, avrebbero potuto rimanere li, per sempre, ma lo scopo del viaggio era un'altro -sapevano che dovevano cercare ancora- così attraversarono il sottostante fiume Mignone e si avviarono verso i monti vicini; una traversata tra boschi e valli fino ad arrivare al minuto borgo di Civitella Cesi; un piccolo castello, tre vie e odor di tartufi nell'aria. 
Una volta l'anno, i tartufi venivano trasformati in salsa per delle ottime fettuccine e tanta gente accorreva dai paesi vicini a mangiarle. La Compagnia era vicina a quel che cercava, ma dovettero spostarsi ancora. La farina non potendo rotolare, sbuffava, ora, lungo una vecchia ferrovia dismessa, diventata strada per viandanti, ciclisti e cavallieri. Dalla stazione di Civitella Cesi si fermarono alla seguente: Blera.
Tutta la zona attraversata era terra etrusca e anche il grazioso paese conservava le tracce di questo antico popolo. Non fecero in tempo ad entrare nel borgo che in lontananza videro una tazzina di olio extravergine d'oliva che si avvicinava a grandi passi, e, quando fu vicina, perentoria, gli domandò: "Cercavate me? Eccomi, sono pronta!".
Il limone, che era il più sveglio di tutti- e proprio per questo era il leader- comprese e gli rispose: "Certo! Ecco, proprio un po' di olio ci serviva...ma credo che manchino ancora tre componenti e qualcuno che ci aiuti ad affratellarci per sempre ...tu sai dove trovarli?". La tazzina ci pensò su e poi rispose: "Sì, credo di sì, ma dobbiamo tornare verso sud-est. Seguitemi, faremo un' altra strada che conosco bene".
Così scesero in una forra dove scorreva un ruscello- il fosso del Biedano.
Il sentiero- che correva lungo il corso d'acqua- era ombreggiato da felci e alberi e sfiorava antiche mole che creavano cascatelle e laghetti. Un luogo magico, sarebbe stato bello fermarsi per un bagno, ma la compagnia era ormai determinata ad arrivare alla meta.
Quindi passarono oltre, fino ad arrivare sotto un paese arroccato su un costone di tufo. Salirono, fino a passare  attraverso una antica porta e si trovarono nel cuore di Barbarano Romano.
Attraversarono il delizioso borgo medievale fino a uscire da un'altra porta, e si diressero velocemente verso il vicino Parco Marturanum. Sinuose strade e sentieri percorrevano l'antico pascolo, ora Parco; cavalli e vacche maremmane pascolano paciose senza curarsi del passaggio della Compagnia. Valicarono Monte Regolano e scesero verso Vejano, un paese caratterizzato da un piccolo castello e i ruderi di un borgo -bombardato nell'ultima guerra - usati come scenografia per il presepe vivente. Scesero ancora, verso il fiume Mignone, che passava proprio lì sotto.
La tazzina non aveva dubbi, bisognava seguire il fiume nella direzione della  corrente e arrivare a una cascata.
E così fecero. La cascata era formata dal muro che incanalava l'acqua verso una mola e creava uno splendido laghetto: era la Mola di Oriolo.   
Di fronte alla Mola, zampillava da una polla dell'acqua solfurea che riempiva della vasche create coi sassi.
Il limone domandò ad alcune persone  che stavano facendo il bagno nelle vasche quando distava il paese. 
"Solo cinque chilometri " gli risposero. "Seguite la strada, è l'unica, non potete sbagliare". La tazzina sapeva che Oriolo nascondeva il necessario per realizzare  il loro sogno. Si incamminarono solermente sulla strada che risaliva tra boschetti, prati e case di campagna. Arrivarono infine sulla bella piazza di Oriolo, dominata dalla facciata di un palazzo tardo rinascimentale e adornata da una caratteristica fontana centrale,  con quattro mascheroni orientati sui punti cardinali. Un paese creato da un nobile illuminato, come una città ideale e felice.
E felici erano i nostri amici, sapevano che il viaggio era arrivato alla fine, ma per trovare quel che cercavano dovettero dirigersi verso la splendida Faggeta di Monte Raschio, poco lontano dal paese.
Lì, alle pendici del monte, in una casina di legno, viveva una piccola donna che possedeva i tre componenti mancanti; un pizzico di sale, la marmellata fatta con le ciliege dei suoi alberi, e il dolce e misterioso straniero del gruppo.
Il limone, le due uova, il mucchietto di farina e la tazzina d'olio, bussarono alla porta speranzosi. La piccola donna aprì l'uscio e il limone gli domandò se era da lei che vivevano i tre che cercavano, e se poteva affratellarli con loro.
Gli rispose: "Sì, entrate. Siete i benvenuti". Gli presentò il sale, la marmellata e per ultimo lo zucchero di canna, un bel tenebroso dell'ecuador che parlava solo spagnolo. 
Mise tutti sul tavolo della cucina- meno la marmellata, che rimase in disparte- e li amalgamò. Poi pose la piccola palla che aveva creato nel frigo, per un ora.
Accese il forno, tirò fuori la palla e la schiacciò in uno stampo. Poi mise sopra la marmellata,  la decorò con strisce di pasta accantonata allo scopo e infine la infilò nel forno caldo.
Dopo mezz'ora i componenti della Compagnia erano affratellati per sempre.
Il loro sogno era stato esaudito, si erano trasformati in una bella e buona crostata. E finalmente la loro felicità fu trasmessa a quei fortunati che ebbero la fortuna di assaggiarla.



*Questa storiella naïf e un po' sgangherata, la scrissi un paio di anni fa, in occasione di un seminario d'interpretazione ambientale INEA a Civitella Alfedena, suggestivo borgo nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio Molise.
Gli amici di INEA, Gianni e Luana, iInterpreti Ambientali e Guide appassionate, in occasione dei seminari invitano i partecipanti a una cena condivisa; ognuno porta qualcosa di buono e possibilmente tipico delle sue parti e durante la cena  "racconta" la pietanza.
Così mi è venuta l'idea di partire da un mio tipico manicaretto- fatto con ingredienti a chilometri zero, ecuadoriano a parte- per raccontare non solo il dolce, ma anche il nostro territorio; la fantasiosa compagnia percorre sentieri che tante volte ho esplorato, la rete delle vie da percorrere a piedi che attraversa le nostre colline e permette di andare da paese a paese godendo delle nostre bellezze naturali.
A prescindere dal risultato, mi sono divertita a scriverla, come del resto gioisco ad offrire la crostata- soprattutto alle persone a cui voglio bene- . Metaforicamente parlando la dolcezza è uno degli ingredienti fondamentali per stabilire rapporti interpersonali sereni e costruttivi, un ingrediente semplice, che contrasta asprezza e intrattabilità, ma purtroppo non sempre viene recepito...




Sulle Orme dei Vecchi Boscaioli: l'Antico Percorso dei Castagni, dei Cerri e dei Faggi

  VENERDÌ 1 MAGGIO Per la festa dei lavoratori andremo alla ricerca dei vecchi percorsi dei boscaioli di un tempo, quando gli abitanti di qu...